Silvana Zambrini: l’Italia deve muoversi su “strade nuove” per risolvere vecchi problemi

Intervista alla presidente regionale del Movimento del Volontariato, MoVi Lazio, Silvana Zambrini.
Dopo la VI Conferenza del Volontariato tenutasi a L’Aquila dal 5 al 7 ottobre , Roma da Leggere ha intervistato Silvana Zambrini, presidente del MoVi Lazio (Movimento del Volontariato Italiano), per sapere quali progetti interesseranno il volontariato italiano ed europeo.
Dottoressa Silvana Zambrini, come è andata la conferenza?
Il Mo.vi Lazio è stato presente e propositivo con la partecipazione a gruppi di lavoro. Dal Gruppo Comunicazione al Gruppo Rapporti con le Istituzioni, dal Gruppo per l’Europa a quello Intergenerazionale, tutti hanno mostrato un’attenta e diligente partecipazione. Dopo l’introduzione di Volterrani ci siamo divisi in 6 sottogruppi e abbiamo iniziato a confrontarci, a lavorare fino a domenica mattina, quando tutti i gruppi hanno presentato una sintesi, confluita poi nel documento finale.
Che cosa è emerso?
Sono emerse richieste importanti e ci siamo chiesti su cosa vogliamo impegnarci e quale strada vuole percorrere il volontariato in questo particolare momento storico e sociale. Dal mio gruppo (comunicazione) sono state fatte soprattutto due proposte: la prima riguarda l’inserimento dell’educazione al volontariato nel curriculum scolastico e la seconda riguarda la creazione di un canale digitale del volontariato, tema trascurato dai media tradizionali.
Perché la cultura al volontariato è così importante?
L’idea che si debba creare una cultura diversa non va lasciata al caso. La cultura viene dalla formazione, la formazione viene dai primi anni di scuola. La crisi si risolve vincendo la battaglia culturale, ma questa nuova strada culturale va creata e iniziata. Non c’è molto tempo perché i bambini di oggi tra una decina di anni avranno finito i 13 anni di percorso scolastico obbligatorio e saranno già pronti per partecipare attivamente alle attività sociali. Se non li si educa al volontariato, al sociale, alla partecipazione, sarà poi difficile intervenire quando saranno adolescenti. Le scuole non danno vita a questo tipo di progetto perché non ci sono i fondi. Oggi grava tutto sulle famiglie le quali, già oberate di spese e impegni, non possono offrire risorse economiche per un progetto culturale. L’identità del volontariato è legata al valore aggiunto della gratuità ed a quello fondante della capacità di esprimere solidarietà. Appare imprescindibile la valorizzazione della formazione, a partire da quella di base, fondamentale per mantenere viva l’identità del volontariato e capire le differenze tra ambiti di intervento. Il volontariato di oggi non può permettersi di essere approssimativo, senza, con questo, perdere quella spontaneità che gli consente di essere pionieristico .
Come si potrebbero recuperare più fondi?
Questa è un’altra interessante proposta che è venuta fuori, ovvero quella di sganciare il 5xmille dalla finanziaria, anche se il sottosegretario Cecilia Guerra, “pur impegnandosi a fare il possibile, vede di difficile attuazione”.
Perché sarebbe importante suddividere i fondi?
Perché i Centri di Servizio, (i quali hanno partecipato numerosi) un po’ per il ruolo che hanno, un po’ per colpa delle stesse associazioni che dialogano poco, stanno acquisendo sempre più potere e denaro. Le associazioni dovrebbero imparare ad utilizzare i Centri di Servizio ma, al contempo, dovrebbero rendersi autonome e propositive. Devono crescere internamente e all’esterno, migliorando la comunicazione e formando dei delegati in grado di partecipare in modo ottimali ai tavoli con le Istituzioni e di concertazione. Non si tratta di fare politica, ma di avere un lavoro politico. I dirigenti devono fare un loro percorso di crescita per dialogare e svilupparsi al meglio. È necessario che le associazioni di volontariato si esercitino al lavoro di rete, alla condivisione, ad uscire dal loro giardino. Perché c’è questa difficoltà a lavorare in rete?
Le necessità legate alla sopravvivenza contingente danno un contributo determinante a questa chiusura. Le associazioni hanno proprie modalità di attività, proprie finalità da raggiungere che vanno dall’offerta del servizio, all’espressione di solidarietà, alla copertura del bisogno. Se, tuttavia, non sono messe in grado di lavorare, si sentono costrette a focalizzare l’attenzione sullo strumento economico che consenta loro di assicurarsi la sopravvivenza. È vero che ci troviamo in una situazione regionale di povertà ma questa non deve essere una scusante.
Guardare altrove. Intende l’Europa?
Le modalità e le opportunità del volontariato europeo sono poco note perché tutti tendono a guardare il proprio contesto e preferiscono non confrontarsi. Non sanno relazionarsi e dialogare tra di loro, qui in Italia, figuriamoci in Europa. C’è qualcosa che non le è piaciuta? Il fatto che i media non abbiano dato nessuno spazio a questa notizia. Hanno riportato la presenza del ministro Elsa Fornero, ma senza dare risalto all’evento. Il ministro ci ha ringraziato, ha parlato con molta enfasi e sensibilità, scontrandosi però col problema economico del Paese che, inevitabilmente, investe anche il volontariato e il sociale. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ovviamente non per suo volere, avendo già un’agenda di impegni, era a L’Aquila per inaugurare l’Auditorium ma non è venuto alla conferenza. È come se il volontariato fosse un fatto privato, tralasciando il dato che è proprio grazie alla rete solidale che si fanno progetti e si danno aiuti in settori difficili e di abbandono. Un’impressione personale sull’incontro?
Il vedersi e confrontarsi, ritrovarsi nel donare tempo, disponibilità e vita all’altro conferma la bellezza di questo impegno e crea nuovi spunti.
Un’idea conclusiva sulla conferenza?
È chiaro che la presenza del Mo.vi Lazio fosse un continuum con il lavoro svolto al Laboratorio Strade Nuove ed ha ripreso ed approfondito le tematiche emerse in precedenza. Allacciandosi all’impegno del Mo.vi è lampante che l’Italia debba muoversi su “strade nuove” per risolvere vecchi problemi. Come un nuovo treno che si ostina ad utilizzare vecchie rotaie: per avere il meglio bisogna migliorare la base per affrontare nuovi percorsi a nuove velocità.  Stefania Paradiso

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